Quella volta in cui ho scoperto che tra me e le gioie della vita non c’è feeling

Questo scritto contiene una feroce protesta nei confronti della vita. Se sei troppo sensibile ai disagi della stirpe umana, ti prego di non continuare.

In caso contrario, mettiti comodo. Sgranocchia qualche chilo di prugne, sette porzioni di pasta e fagioli, due lassativi e poi corri al bagno perché sono Anna Sansone e questa è la storia della mia vita. O meglio, dei motivi per cui è per me poco gradita. 

Maestra delle elementari, questa porzione di scritto è per lei. Ricorderà sicuramente chi sono, d’altronde, come dimenticare chi ripetutamente chiamava ad ogni interrogazione tirata a sorte? Giungeva in classe con quel sacchettino intriso di cognomi e la dea bendata invocava sempre il mio. Io come al solito le sfoggiavo una retorica Ciceroniana ma lei non sempre apprezzava quel pussuré, non ho studiato, interrogatemi domani, pussuré.

“Ti metto due così impari.” – mi diceva – “Hai capito? D U E ! “

Due come i millimetri di doppie punte che avevo chiesto a te di tagliare quella mattina di Ottobre di cinque anni fa. Parrucchiere nefasto, un motivo per cui non c’è feeling tra me e la vita, sei tu. 

A distanza di anni ancora mi chiedo come mai quel giorno mi scambiasti per una pecora da tosare, cosa ti aspettavi? Che terminato il tuo lavoro ti ringraziassi belando? 

Ogni tanto mi appari in sogno e mi spieghi il motivo del tuo folle gesto, dici che coi miei capelli ci volevi fare cuscini per dare confort a quei lavandini in cui fai lo shampoo. Volevo dirti che sono comodi solo per Maurizio Costanzo perché un collo che si spezza mentre bagni i capelli, lui non ce l’ha. Non ha nemmeno una folta chioma, ma questa è un’altra triste storia.

“Non si nota nemmeno la differenza!”  Quale differenza, pensavo. Quella tra me e Claudio Bisio? No che non si nota. Perché non c’é, malvagio giardiniere del crine.

“Potevi dirmelo mentre tagliavo… mi hai visto, darling! “

No che non ti ho visto! Perché voi pastori della chioma avete quest’abitudine di chiederci se possiamo togliere gli occhiali. Adesso ho capito perché lo fate. Adesso che vi immagino con la voce del lupo di cappuccetto rosso ad ululare insieme : é per pelarti meglio, darling.

Vi confesso una cosa, in quei momenti senza occhiali non scorgo nemmeno la vostra sagoma. Ma adesso ho imparato, metto le lenti a contatto e vi fotto tutti. 

Resto comunque una bella ragazzina ipovedente. Miope come quella vecchietta che un giorno doveva contare le monete per darmi il resto.

Nonnetta, questo scritto è per te. Avevo bisogno di monete quel giorno così c’incontrammo. Non avremmo dovuto. Tu, anziana donna senza tempo, cadesti in una dilaniante crisi cognitiva e palpando ripetutamente quel denaro che stringevi tra le mani, sfoggiavi il dubbio amletico : essere o non essere.. due euro, questi?

Sono trascorsi tre anni e tu ancora sei lì a contare quei cinque euro in monete che ti chiesi. Ah… quanto è brutta la vecchiaia, mi ha detto quel giorno. Mi creda, nonnetta, è brutta anche la giovinezza.

Quando si è giovani si ha ancora la forza di indossare tacchi a spillo alle feste. Amica Taccodipendente, un motivo di malessere tra me e la vita sei tu. 

Indossavi delle Lubbutinne comprate dal tuo rivenditore ambulante di fiducia. Trenda evuro al paro e ti do tutte e due le scappe, ti diceva Abdull Alì sul lungomare di Salerno. 

Le hai ottenute con un processo di negoziazione piuttosto lungo ma alla fine Alì ha ceduto. Non che tu fossi stata particolarmente brava nella contrattazione ma perché giungeva la finanza e lui doveva scappare via.  

“Siniorina dammi i soldi che buole io fuggire.”  Avevi vinto tu, quella volta. 

Il tuo motto di vita è sempre stato ” Non cado mai. O vinco o imparo” . 

Ecco. Impara anche a non pestare i piedi degli altri con quei passi da rinoceronte che ti ritrovi e quei tacchi più appuntiti delle lance che userei per pestarti. 

L’alluce sinistro del mio piede è da uno psicoterapeuta. Deve riprendersi da questi malefici che regali all’umanità semplicemente passeggiando. Ancora soffre.

Come ha sofferto la mia vescica quella volta in cui avevo un bisogno incessante di andare al bagno. 

Sadico barista, questo spazio è per te. 

A quei tempi ero una persona buona, mi dispiaceva usufruire gratuitamente dei servizi igienici di quei bar che già erano sull’orlo del fallimento. Così, dovendo urgentemente liberare i liquidi in eccesso, comprai le Air Vigorsol meno costose che avevi soltanto per fingere un sorriso poco sofferto e dirti : Per i bagni?

Con l’aria sadica di chi gode se tu soffri mi rispondesti: S O N O   G U A S T I . 

Rotti. Rotti come avrei voluto rompere gli amplificatori del piano bar che intonava Trottolino amoroso all’annivesario dei miei parenti lontani, in quell’Aprile del 2006. 

Ero stata costretta ad andarci perché “ormai abbiamo fatto la busta, vieni a farti la mangiata”. Così dopo lo scialatiello ai frutti di mare, mi allontanai per qualche secondo dal tavolo e con precisione letale arrivasti tu.

Cameriere, una ragione che testimonia una grande sfiga nella mia vita, sei tu. 

Avevi forse inteso la mia personalità. La classica ragazza che fa la scarpetta anche con il menù e la foto degli sposi a centro tavola. Allora volevi farmi stare male. 

Quella volta, portando via il piatto in cui io ancora volevo mangiare, ci riuscisti proprio bene.

Bene ma non benissimo, dicono i saggi. Era la stessa cerimonia e dopo il luttuoso gesto del cameriere, mi convinsi che sarebbe stato meglio affidarsi a qualche chiacchiera con i parenti. Pessima decisione. 

Zia del Nord che scendi al Sud solo per nascondere in borsa i confetti ai matrimoni dei tuoi lontani nipoti, queste righe sono per te.

Non hai mai capito cosa studio, eppure mi chiedi ogni volta a che punto sono con gli esami e dove sia il mio fidanzatino. Ti sembrerà strano, ma hai fatto di peggio. 

Mi hai svelato quale sarebbe stata la sorpresa dello Chef. Mai e poi mai mi sarei aspettata che si trattava di pasta e fagioli con le cozze. Scelta atipica, Chef.

Cozze. L’apertura delle cozze l’ho sempre associata ad una madre che cambia il pannolino al pargoletto disgraziato che ride mentre appesta l’aria con quella fragranza ai Petali di Lota diffusa in ogni luogo pubblico in cui giace. Madre insensibile ai nasi altrui, l’ultimo motivo di sofferenza sei tu. 

Quel fagotto bianco, quella sfera d’infelicità che i più chiamano pannolino sporco, dov’è finita? Quella volta, nei bagni non guasti di una pizzeria, credevi di essere Michael Jordan. Volevi impressionare i presenti facendo canestro nella spazzatura. Non riuscisti a fare centro, ma ad impressionarmi decisamente sì.

Ed è per questo che mi ricorderò sempre di voi, perché in un modo o in un altro mi avete arricchito. È grazie ad ognuno di voi se oggi tra i segni particolari nel mio Curriculum Vitae possiamo annotare una forte predisposizione al disagio e allo sviluppo di tecniche attrattive verso persone fatte oggetto di studio per la complessità e la singolarità dei loro comportamenti, ovvero, è grazie a voi s’ i’ teng’ a’ calamit’ pe’ strunz.

Le ossessioni chiatte

Secondo studi mai documentati condotti da un’eccezionale equipe di medici di Fame Internazionale, chi ama il cibo è come chi scrive con la mano sinistra e chi non guarda i programmi di Barbara D’Urso: più intelligente.

Tale ricerca – resa nota in occasione di un Convegno sull’importanza dello Spago della braciola nel sugo – si presenta come una scoperta rivoluzionaria che finalmente dà la possibilità al mondo dei “Diversamente Pesoforma” di esprimersi al meglio nella propria arte: o’ mmagnà.

La nota A.D.D  – “Associazione Dieta Domai ” – da anni si occupa di analizzare i comportamenti di migliaia e migliaia di individui che manifestano una forte predisposizione all’accumulo di sostanze ipercaloriche assunte in maniera repentina ed ininterrotta ad ogni ora del giorno: i chiatti.

Ma quali sono i comportamenti, le perversioni e gli istinti che caratterizzano i membri del Club “Viva la Caloria” ?

È opportuno sottolineare che non sempre si tratta di personalità che manifestano problemi di peso. 

Il loro è un atteggiamento mentale che mai nessuna dieta riuscirà a placare o contenere del tutto: loro pensano chiattamente al cibo, sono ipercalorici nell’anima, sono veramente euforici di guadagnare miliardi… di calorie al mese.

Un chiatto dentro, ad esempio,  lo riconosci dall’approccio con la cameriera durante un momento cruciale della propria esistenza: l’ordinazione. 

Lui infatti è quello che fa più domande, quello che cambia idea diciannove volte mentre gli altri ordinano in un nanosecondo.

La sua decisione è un climax glicemico ascendente: “Stasera prendo solo un caffè.. quello alla nocciola si dai anche la panna…e una fetta di torta a.. Ah, la specialità della casa sono i piedi del tavolo? Okay assaggiamo”

La sua chiattomania si esprime anche nell’ambito social costellando di like food blogger ignoti alla Comunità Magra. È quello che pubblica infiniti post a sfondo culinario con l’hastag #FOODPORN #CIBOSEIVITA #PALESTRACOSA dotati di un’ unica ed emblematica didascalia: “So resistere a tutto ma non alle tentazioni”.

Il chiatto dentro sacrificherebbe anche il suo aspetto fisico per il cibo: un friariello nei canini quando sorride è uno sfoggio di charme quasi quanto l’ebrezza di un miscuglio poco indentificato che sappia di rossetto sbavato e ragù se sei una Chiatta Alpha.

Ma l’ingegno del Chiatto Alpha è qualcosa di più. È strategia, accortezza, furbizia e memoria fotografica. 

Dopo aver ottenuto una Laurea ad Honorem perché “medico delle anime della comunità di nonne nel mondo” – per la soddisfazione data loro nei pranzi domenicali – il chiattomane decide di affinare i propri studi alla Facoltà di Scienze della Spartizione e Distribuzione delle Porzioni di Cibo.

Qui impara a scrutare ossessivamente il tuo piatto senza che tu te ne accorga e poi passa all’attacco: “Vuoi una fetta della mia pizza? Apparentemente innocua come domanda… ma lui già ha scelto quale darti: la più piccola che possiede. 

Se sei una persona con una spiccata curiosità, potresti chiedergli a quanto ammonta la sua assunzione calorica giornaliera ma lui con nonchaLard ti risponderebbe chiedendoti:

“È un primo piatto o un dessert?”

Che tu sia Gigione Mangione, Tania Mortazza, Pina Scaloppina o Serena Lasecca… ti dico, una mente chiatta non si può cambiare ma può essere educata…

E il cibo è come il mondo: bello perché vario!

Pennelli scadenti

Io non riesco ad abituarmi alla vita

Non so se succede anche a te ma delle volte vivere mi sembra che sia una cosa mai sperimentata prima. 

Ogni tanto, in silenzio, mi devo assicurare che il mio cuore per battere non mi abbia chiesto il permesso, che non mi debba ricordare di respirare… Ti stupisci pure tu? 

E quando poi smetto di pensare a qualcosa e penso al fatto che penso 

La tieni pure tu quella voce che parla dentro? E com’è ? Uguale a come senti di parlare tu o più vicina a come la ricevo io, fuori dal tuo personale mondo di cose ? 

E il mio cuore ha il tuo stesso ritmo? Si riconoscono? E gli occhi? che si aprono e si chiudono di continuo ad una melodia che non possiamo interamente controllare… ma se ogni istante non è un altro, perché rinunciano ad uno e scelgono di vedere l’altro? 

E cosa succede fuori quando stiamo dormendo? E dentro? 

E se nei sogni ci incontriamo e poi ce ne dimentichiamo? Magari ci riconosciamo anche lì ma la memoria ci frega. Ricordare solo l’ombra delle cose che vivo e per giunta nemmeno quelle che voglio… e non è questo un inganno?

E quando ti assale quel vuoto immenso che nessun bel pensiero riesce a placare, come fai ad uscirne fuori? E quei piccoli istanti in cui sei semplicemente felice anche di questa insensata precarietà di tutte le cose ?  Hai un modo tutto tuo di vivere… che miracolo!

È spaventoso ma meraviglioso questo limite in cui siamo stretti, non credi? Non poter entrare nella tua testa, non poterti ospitare nella mia. Guardare i miei lineamenti allo specchio e scoprire che quella proiezione non è tutto, che sono una storia unica in un groviglio di idee infinitamente differenti!

Non so se per te vale lo stesso, ma questa macchina umana sarà sempre un mistero che non potrò mai interamente svelare. Però lo posso sentire. Posso descriverti i contorni e tu sei per me una tela, uno sfondo bianco dove dipingo ciò che voglio con pennelli scadenti: i miei pensieri.

LA DIVINA CIRCUMTRAPPANA

​                    

 A TUTTI I VIAGGIATORI TRISTI

Nel mezzo del cammin di nostra gita

mi ritrovai per una zona oscura 

Che la profumata aria era smarrita.

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura 

esta aria selvaggia è aspra e forte

che nel pensier rinnova la spazzatura. 

Tant’è amara che poco più è morte

ma per trattar del maleodor che vi trovai

dirò dell’altre cose ch’io v’ho scorte.

 Io non so ben ridir com’i’ v’intrai,

Tant’era pien di gente in quel punto 

Che in quel fetor quasi m’abbandonai. 

Ma poi ch’i fui al piè d’una fermata giunto

Là dove terminava l’odor di queste stalle

Che m’avean di disgusto il nason compunto,

guardai in alto, e vidi d’un omon l’ascella

vestita già di tutto il sudor del pianeta

Che mena dritto altrui su una vicina poverella.

Allor fu la mattinata per lei poco quieta 

poiché nel lago di sudor era quasi annegata 

ch’ al pensier di scender lì, pareva ben lieta.

E come quei che con lena affannata 

uscita fuor dal vagon a la riva 

si volge a l’ascella perigliosa e guata, 

così l’animo de la porella, ch’ancor fuggiva, 

si volse a retro a rimirar l’omon grasso

che puzzando non lasciò già mai persona viva. 

Poi ch’èi tozzoliato tutti provai un sorpasso,

ripresi via per una finestrella mai aperta, 

sì che volevo aprirla per evitar un collasso. 

Ed ecco, mentre mi par quasi aperta, 

una stronza cafona e sfuresta molto, 

che d’un gran rosario tatuato era coverta; 

Gridammi forte dinanzi al volto:

“Si te muov te facc o’ mazz chino chino”, 

ch’i’ credeva d’esser finito tra gli scaricator de’pesci al Porto. 

Temp’era dal fetor dell’om suino, 
E il suon d’uno zingaro dalle casse belle

incattivì un signor che pregava San Gennarino:    

“Santo, ti priego, rinchiudilo nelle celle”

…sì che per il Rom auspicava la prigione,

la rottura del femore, del cranio e due stampelle.

“Del Napoli quest’anno è la stagione!”

Attaccò così bottone un vecchio a delle studentesse 

mentre m’apparve in vista un gran coglione. 

Questi parea che contra me venisse 

con la test’alta e con rabbiosa schizofrenìa, 

sì che parea che l’aere ne tremesse. 

Ed una top model senza mai fame

sembiava una mazza ne la sua magrezza, 

che parea fatta da un falegname, 

questa mi porse tanto di schifezza 

con in mano la sua insalata mista, 

che fé nel treno tanta monnezza. 

E qual è quei che volontieri il biglietto non acquista, 

e giugne ’l tempo de la multa del controllor audace, 

che ’n tutt’i suoi pensier piange e s’attrista; 

tal mi fece la mazza sanza pace, 

che, buttandosi addosso, a poco a poco 

fé cader la fronna d’insalata là dove ‘l sol tace. 

Mentre che l’erba rovinava in basso loco, 

dinanzi a li occhi mi si fu offerto 

chi per lungo sciopero parea fioco. 

Quando vidi costui nel tren mai deserto, 

«Miserere di me», gridai a lui, 

«qual che tu sii, od ombra od omo certo!». 

Rispuosemi: «Non omo, omo già fui, 

e li parenti miei furon bastardi, 

infami per patria ambedui.

Nacqui sub Circum, ancor che il tren non fé tardi, 

e vissi a Porta Nolana nel regno del Disgusto

nel tempo de li orari falsi e bugiardi. 

Controllore fui, e cantai di quel giusto 

figliuol di buona donna che venne da Troia, 

poi che senza biglietto voleva fare l’ingiusto. 

Ma tu perché ritorni a tanta noia? 

perché non vai a piedi a Via del Monte 

che magari arrivi in orario con gioia?». 

«Or se’ tu Controllor, quella fonte

che spandi di multe sì largo fiume?,

di questo carro bestiam’ se’ tu il Caronte!

In questo loco pieno di lerciume

vagliami ’l lungo profumo e ’l grande umore

che m’ha fatto obliterar per salir ‘sto marciume.

In che maniera dovremmo affrontar ‘sto fetore?

oramai scorre letam’ pure ne’ miei polsi!

e pallidon’ or mi vedi qui senza colore.
 
Vedi ‘l venditor di cazettin’ per cu’ io mi volsi:

aiutami da lui, espandi coraggio,

Ridammi almen’ gli spiccioli che dalla tasca per lui tolsi».
 

«A te convien tenere altro viaggio»,

rispuose poi che impoverito mi vide,

«se vuo’ campar d’esto loco selvaggio:

ché questa persona, a cui garban le sfide,

non lascia nessun elemosina andar via,
ma tanto ci iastemma che c’uccide;

e quando ti dice con voce pia:

“Fall pe’ creatur” e par’ che pianger’ voglia,
dopo i soldini ha più fame che pria!
«Elemosina ben se lo bestemmion’ vuoi che non ti coglia,

le secce più saranno per chi non pagherà 

che a pulirsi il culon’ finirà con una foglia.

Questi la terra sporca di ‘sto vagon’ bacerà

“Signori un appello a voi tutti 

comprate un euro i calzini” – ti dirà –

“Voi siete napoletani mica farabutti?
cader vedrai finto lagrimar dalla pupilla

e attorno i popolani dal fastidio saran’ distrutti

Questi chiederan’: “ma perché strilla?

già ci avota la capa in questo ’nferno,

Porgete al povero una camomilla!”

Ond’io per lo tuo me’ pretendo e discerno

che mai di nessun tu ti fida,

e trarrotti di qui per loco etterno,

ove udirai le disperate strida,

vedrai li piedi scamazzati e dolenti,

ch’a primo mattin per un posto si grida;
 

e vederai color che son contenti

Nel BuonoTurista, perché speran di ire

il più presto possibile seduti e sorridenti.

Però ti dico, se tu in questo tren vuoi salire,

sappi che qui gran Disagio regna:

per arrivare presto in largo anticipo devi partire;

ché quello orario che su carta si disegna,

val meno di silenziose scoregge,

e par che a farti far tardi s’impegna!

In tutte parti Disagio impera e quivi regge;

quivi è la sua città e l’alto seggio:

oh felice colui che è fuori dal gregge!».

E io a lui: «Controllor, io ti richeggio

per quel rispetto che poco conoscesti,

acciò ch’io fugga questo male e peggio,

che tu mi meni là dov’or dicesti,

sì ch’io veggia la Porta di Nolana

e color cui tu non fai cotanto onesti».

Allor si mosse, e gli fecer tutti una linguaccia dietro.

La setta del Buongiornissimo

TANIAGORINO69 says: 

“TORNATE A KASA VOSTRA KUESTI MICRANTI TENGONO PIU SOLDO DI NOI… LALTRO GIORNO IO STAVA IN SALUMERIA È VENUTO UN MICRANTE CON AIFON 7 ORO GRRRRR”

È questa la denuncia sui social di Tania Gorino, giornalista freelancer per la celebre rivista milanese”IL KAFFÈÈÈÈ“. 

Laureata in Scienze Pollitike presso l’Università Telematica Sansalvini in Padania, la donna è un chiaro esempio di quanto siano cambiati i tempi, di come sia differente oggi l’approccio di alcuni individui al mondo virtuale. 

Chi sono questi individui e come si muovono nella sfera dei social network ?

“È possibile parlare di una vera e propria setta, nata nell’epoca medievale, il cui elemento unificante è senza dubbio la denuncia della propria realtà quotidiana” – spiega il Dottor Stolcherino in un’intervista televisiva rilasciata alle telecamere di Babbana Turso a Trolleriggio Cinque. 

“Questa invincibile armata, l’Esercito del Buongiornissimo, accoglie ormai milioni di utenti diffusi su tutti i pianeti conosciuti – continua l’esperto – Essi prendono di mira le istituzioni politiche, la società o addirittura la religione.. anche con evidenti tentativi di sovversione”.

Emblematica – in tal senso – è la figura di Mariarca L’Eresiarca, indagata dal Tribunale della Santa Inquisizione di Facebook che l’accusa di fondamentalismo religioso virtuale aggravato dalla pratica di condivisioni sacre e Catene di Sant’Antonio inneggianti l’Amen e le preghiere. 

L’affannoso lavorìo degli inquirenti è giustificato soprattutto dalla diffusione di idee che lasciano trasparire segni di un’intolleranza religiosa molto radicata nella donna. Eccone una testimonianza:

MARIARCA666 says: “SE TU SEI TESTIMONIA DI CEOVA STAI LONDANO DALA MIA FAMIGHIA E DALA MIA BAKECA FECEBUK. NON BUSSARE IL CAMPANIELLO NON MI CIATTARE STIAMO DORMENDO VADE DALA SIGNIORA DIRIMPETTO CHE TI ARAPRE LEI AMEN”

Talvolta l’eclettica devozione del Divino cela il tentativo di sminuire l’intero operato di dottori e scienziati di ogni settore che invano s’interrogano nella ricerca e nella prevenzione delle sciagure che affliggono l’umanità. 

Basterebbero infatti – nell’innovativa visione provvidenzialistica di Mariarca L’Eresiarca – la condivisione di un’iconografia sacra o la pubblicazione in bacheca di un angelo custode, a scacciare via la negatività e a scongiurare ogni tipo di malessere: Perché se condividi non avrai sfiga né malattie per dieci anni, perché se mi metti in bacheca solocosebelle.

“Gli effetti più devastanti – dichiara Stolcherino alla Turso – sono stati evidenziati in chi legge dei post pubblicati da questo numeroso gruppo che miete vittime a colpi di click”

Ragguardevole e di dimensioni rilevanti è la vicenda che ha coinvolto Gino Suino e sua moglie, Concetta Ricetta .

I due coniugi –  processati e messi al rogo dall’Inquisizione il 31 Febbraio scorso – sono i colpevoli di un sterminio che ha coinvolto circa duemilacredici utenti facebook, i quali,  a causa delle pericolose condivisioni social della coppia sono stati dichiarati dall’ I.A.L ( Istituto Autopsia Lote): morti per invidia.

Le motivazioni del decesso sono state poi accertate in seguito da alcune testimonianze della folle coppia che alla vigilia della strage scriveva così sul profilo unico:

GINOECONCETTA says:  

“CHI VO MAL A STA MPEPATE E COZZ… ADDA FA DIEC FIGLIE KE MMAN MOZZ!!!! INVIDIOSI… NOI LE COZZE VOI LIMONE..SCHIATT SCHIAAAA’ “ 

E quando non è la morte per invidia l’epilogo di queste tristi storie, gli utenti subiscono comunque dei traumi imponenti. 

È il caso di Renata Lamalata, da qualche anno in psicoterapia per disturbi d’ansia e depressione causati dall’impatto con un uso incontrollato e scorretto della tastiera. Inpa Onireves, sua zia, dal lontano Brasile infatti le scrisse:

“COMO..TEVO…..FARE….NON….RIUSCIREIO…..A…..METERE…LI…SPAZI…FRA…PAROLE……ELP….MI…KISS…”

“È possibile analizzare i risultati delle ricerche sulle vittime ma non prevedere le azioni dei carnefici. Al momento non ci sono cure né certezze sul futuro ma stiamo procedendo con la creazione di un organismo volto all’eliminazione fisica di ogni cellula di questo movimento sovversivo: la Polizia della Ruspa.

Sono queste le considerazioni conclusive del Dottor Stolcherino che lascia così una speranza ai telespettatori di Trolleriggio Cinque. 

Una misura pesante ma strettamente necessaria.

Cattivi vicini

                

“Vuoi tu Rina Cihailesiga prendere come tua legittima vicina di casa Lina Occhiodiferro, promettendo di amarla e rispettarla nella buona e nella cattiva abitazione, nel mutuo o nell’affitto, nel rumore e nella scortesia, finché sfratto o trasloco – dell’una o dell’altra – non vi separi?”

“Bhe..’nzomma” sarebbe probabilmente la risposta più comune se la scelta del vicino di casa fosse possibile. E invece no. Loro sono come la sfiga nella vita. Mica la decidi tu? Capita.

Anche Lina Occhiodiferro, ti capita. 

Donna di guardia del palazzo, portiera mai retribuita e segretamente ingaggiata dall’FBI – Federazione Brutali Inciucioni – per controllare ogni tua mossa. I vostri sono sempre incontri casuali, anche se programmati giusto qualche giorno prima della Creazione di Adamo ed Eva.

Mrs Occhiodiferro ha una vista 7D grazie alla quale riesce a penetrare – azionando lo zoom digitale posizionato sul foruncolo della sua fronte – nelle buste della tua spesa, nel vassoio dei tuoi dolci e nella scatola delle tue scarpe nuove, mostrando poi straordinarie doti nella contabilità dei semi contenuti nel cocomero che porti a casa in un qualunque pomeriggio d’estate. 

Professionista del crimine condominiale, dalla fessura della sua finestra veglia sull’universo circostante. Se non rientri nell’inquadratura, lo spionaggio persevera dall’occhiello della porta a cui è doveroso un sorriso ogni volta che passi.

E lo sconosciuto che alle tre di notte passeggiava nella tua strada e che per caso ti è passato accanto?  Per Occhiodiferro è sempre il tuo fidanzato.

Quando invece la Privacy sceglie di farti un regalo, ti dona comunque Rina Cihailesiga

Lei è ricercatrice a tempo indeterminato di viveri altrui, laureata all’Università del Sacro Chiedere, affetta da un disturbo compulsivo che ossessivamente soddisfa quando bussa alla tua porta e chiede:

“Ciao, mica avresti dell’aria? Mi sono appena accorta che nella vita.. devo respirare!”

Magari fossero tutti come Don Fattimìa, l’anziano del terzo piano, quello che per indovinare il tuo nome, recita a voce alta pagine e pagine dell’elenco telefonico di un paese straniero e anche se al decimo tentativo ti ha salutato con il nome di tua sorella non importa, almeno ci ha provato.

La pacatezza di Don Fattimìa talvolta si contrappone all’isteria di sua figlia, Sandra Nevrosi: donna in carriera che odia la vita e vive con i genitori. 

Nel tempo libero, quando è in casa, si dedica all’interpretazione da Oscar di pianti e maledizioni telefoniche indirizzati al sessantenne ricco sposato che non trova mai tempo per lei, che la trascura, che BASTALASCIAMI però TI AMO ORSACCHIOTTO.

È solo lontanamente immaginabile ciò che succede in una tranquilla riunione di condominio. 

Quando Occhiodiferro chiede all’amministratore, San Risolvo, semplici provvedimenti – come l’ergastolo o la condanna a morte – per Tonio Sozzo, il cattivo vicino che viene accidentalmente beccato dalla donna – spia , mentre getta i suoi rifiuti dal balcone come fossero banconote lanciate al popolo da un elicottero in una qualche Fiera della Povertà. 

E nel momento in cui Rina Cihailesiga comincia a chiedere spiegazioni su come limitare le discussioni e vivere serenamente?

A lei come a chiunque abiti in edifici condivisi, San Risolvo risponderebbe forse così:

“Per il potere conferitomi dal Santo Condominio, vi dichiaro per forza tutti vicini e complici. Rispettosi nelle grandi e piccole cose non solo di voi stessi, ma di tutti coloro che vivono accanto a voi!”

Storia di una quattrocchi

Il disagio di chi non vede senza gli occhiali è qualcosa che va tristemente documentato. Come non denunciare pubblicamente l’imbarazzo di chi in una giornata piovosa cammina a testa bassa perché non ha tergicristalli ad hoc pronti ad asciugare i suoi vetri? E quando sei al mare e ti assale il dilemma esistenziale e l’Amleto moderno che è in te recita ‘li tolgo’ o ‘non li tolgo’?  

Ho visto gente non ritornare al proprio ombrellone, non riconoscere i propri compagni e perdersi nell’oceano pur di raggiungere una boa rossa solo perché aveva le sembianze di un amico con una probabile ustione solare!

Il problema maggiore si presenta però nei gesti quotidiani come.. la doccia. “Questi capelli sono diversi dal solito.. ah già, li ho insaponati ancora col bagnoschiuma!” – nei casi più gravi -mentre il contatto ravvicinato con lo specchio quando ti trucchi è un’esperienza clamorosamente comune. Quasi quanto la Luce Celeste che splende nei tuoi occhi quando scatti una foto col flash e sei subito una divinità: Dea Miope, protettrice dei poco vedenti.

Chi porta gli occhiali non ha bisogno di viaggiare. Può aprire un forno o scolare la pasta e si ritrova subito immerso nella nebbia di Milano, pronto a cantare “Oh mia bella Madunina.. elimina il vapore che offusca la vista nella mia cucina!” .

È già stato nel deserto, perché la sensazione di non trovare gli occhiali -senza indossarli – è la stessa che prova un beduino che cerca disperatamente una moneta persa nell’immenso Sahara.

L’occhialuto, eroe moderno, potrebbe essere sulle passerelle della moda più glamour di Parigi, se accettasse l’invito alla visione di un film in 3D poiché il binomio vincente ‘occhiali su occhialini’ sicuramente promuovebbe nuovi must have per un look stravagante al cinema. 

Quando preferisce indossare i comuni occhiali da sole – perché non può permettersi un mutuo per comprarli della sua giusta gradazione – non gli resta che andare in giro in una condizione di cecità assoluta, magari con un cane da guardia e un bastone per non vedenti.

L’apice è raggiunto quando il Quattrocchi intraprende una relazione amorosa con un suo simile. Immaginate la scena: i vostri battiti sono all’unisono, ti sfiora le labbra e.. parte subito una melodia soave, quella che proviene dallo scontro ravvicinato di due montature troppo sporgenti. Torni a casa e mentre ripensi a quel dolce urto, non ti resta che poggiare la testa sul cuscino e.. cominciare a maledire quel complesso di lenti che ti fa sudare il naso nelle giornate estive e che si sposta seguendo qualche campo magnetico ignoto al “Club degli Amici dei Dieci Decimi vista perfetta FullHd”.

Ci sarà sicuramente qualche curioso che avrà dubitato della mia simpatia quando non ho mostrato entusiasmo ad un “Me li faresti provare?” O ad un.. “Sai, sei più bella senza!”       

Ehy, anche tu sei più bello quando sono senza occhiali.. perché non ti vedo.

Nonostante tutto, le lenti sono un segno di riconoscimento per la persona che le indossa oltre che un elemento imprescindibile per poter apprezzare i dettagli di tutto ciò che ci circonda. 

Ma noi siamo belli con gli occhiali o senza, siamo belli quando ci vogliamo esattamente come siamo!